Probabilmente non leggerai mai, e probabilmente saranno altre parole al vento, ma non riesco a decidermi di chiudere definitivamente la cosa, non ho "le palle" per uscire da questo gorgo che mi sta lentamente, ma inesorabilmente portando in fondo.
Mia è la colpa di non averti fatto capire che per me non esistevi altro che te.
Mia la colpa di non aver accettato la realtà che, comunque, non ci sarebbe stato nessun futuro.
Mia la colpa di aver voluto attendere troppo a dirti "vieni via con me sotto la luce del sole" (e quando ero pronto a dirtelo, mi hai chiuso la porta prima ancora che potessi parlare).
Mia la colpa di non aver accettato, quando potevo.. Dio solo sa come accetterei ora, almeno la possibilità di viverti per qualche ora... quando volevi... quando potevi.
Mia la colpa di aver sperato fino all'ultimo di sentirti dire rivolto a me, almeno una volta sola "ti amo".
Mia la colpa di aver sognato e costruito enormi castelli per aria e aver vissuto in quei sogni anche quando sapevo che dovevo tornare alla realtà.
Mia la ossessione di volerti mia, che non mi faceva realizzare quando invece ti stavo facendo male (anche se giuro che mai e poi mai avrei fatto o ho fatto qualcosa con lo scopo di darti dolore o fastidio direttamente o indirettamente.
...e solo mio il dolore di quelle parole che ogni giorno, ogni mattino, mi rileggo e che ogni volta mi feriscono come mai nessuno fino ad oggi era mai riuscito a fare.
Ho sperato che le avessi scritte volutamente per allontanarmi, sperando che ti odiassi (ma la sola idea che tu possa minimamente pensare di farmi così male non riesco ad accettarla).
Ho temuto che realmente pensassi quelle cose e tutt'ora non mi do pace all'idea che "tu sei la mia unica forza" sia arrivato come "non ho le palle per reagire", che "sto male se non so dove sei, vorrei far parte dei tuoi pensieri" sia arrivato come "voglio controllare la tua vita" e che "impazzisco di gelosia per lui" sia arrivato come "sono una persona meschina che si comporta schifosamente nei suoi confronti".
Ora che non ho più niente, urlo al vuoto che mi basterebbe un'ora ogni tanto, per sentirti, per annusare il tuo odore, per viverti dentro e , stupidamente, continuo a sognare che tu un giorno mi chiamerai e passeremo un'altra notte insieme.
Posso solo sperare con quel poco di umanità che mi è rimasta che almeno tu possa trovare quella felicità che avrei voluto darti io e augurarmi che mai nessuno possa procurarti un decimo del dolore che mi hai dato.
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